26/05/2015

Taurasi: storia e carattere di un vino d’eccellenza

Taurasi: storia e carattere di un vino d’eccellenza

Il Taurasi DOCG è certamente una delle colonne portanti del patrimonio di eccellenze enogastronomiche Made in Italy, rappresentando con orgoglio la tradizione vitivinicola del Meridione d’Italia. In particolare, questo vino viene prodotto in un territorio che comprende ben 17 comuni appartenenti alla zona dell'Irpinia (Taurasi, Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemiletto, Paternopoli, Pietradefusi, Sant'Angelo all'Esca, San Mango sul Calore, Torre Le Nocelle e Venticano della provincia di Avellino).

Taurasi: vino dalla storia infinita

Il Taurasi nasce dall’Aglianico, un vitigno autoctono che gode di una grande diffusione in tutto il Meridione, le cui uve sanno esprimere il meglio nei territori d’Irpinia: basti pensare che il vino Aglianico di Taurasi può fregiarsi della denominazione “DOCG” sin dal 1970.

Le origini del Taurasi risalgono all’età preromana: il nome si pensa derivi dall’antico borgo vinicolo “Taurasia”, un piccolo villaggio irpino conquistato dai Romani nel 268 a.C.

Proprio in queste terre i Romani fecero stabilire una colonia di Liguri-Apuani che, trovando le zone particolarmente fertili, ripresero la coltivazione della vite cosiddetta “greca”.

Tante le citazioni famose, come quella di Tito Livio nella sua Ab Urbe Condita, ove si riferisce di una “Taurasia dalle vigne opime” che è fornitrice di ottimo vino per l’Impero e dove si coltiva la vite “greca” o “ellenica”.

Con un grande balzo in avanti nella storia, arriviamo alla fine del XVI secolo quando Andrea Bacci, medico del Papa Paolo III, scrisse del vino Taurasi: "viene preparato con uve piuttosto secche, reso vigoroso dal rovere e conservato in ottimi vasi; risulta pertanto profumato e sapido, gradevole al gusto, piacevolissimo e stabile, di elevato potere nutritivo, corroborante per lo stomaco e le membra più che aperitivo".

In questa veloce carrellata sulla storia del Taurasi, non poteva mancare un riferimento a quello che può dirsi il periodo della svolta per il vino Taurasi, ossia la fine degli anni ’20 del ‘900. In quel periodo tutte le principali coltivazioni vitivinicole d’Europa sono colpite dalla fillossera, che non risparmia i migliori vigneti di Francia e del Centro Nord Italia. Le coltivazioni campane invece, in special modo quelle del Taurasi, si difendono bene grazie ai terreni sabbiosi e vulcanici. Nel 1928, che rappresenta l’annata simbolo di questa “rinascita del Taurasi”, percorrendo quella che viene definita la “ferrovia del vino”, da Taurasi partono interi vagoni di Aglianico per rifornire la Toscana, il Piemonte ed il distretto di Bordeaux.

Cosa caratterizza il vino Taurasi?

A caratterizzare il Taurasi sono la tarda maturazione, la grande cura richiesta per la sua vinificazione e l'invecchiamento, per il quale sono necessari 3 anni, trascorsi all'interno di botti in rovere. I tannini, infatti, necessitano di un tempo adeguato per ammorbidirsi. Dal punto di vista delle caratteristiche organolettiche da sottolineare i suoi sentori di viola, ma anche di amarene, di piccoli frutti e di sottobosco. Il colore è rubino intenso, con tendenza al granato; l'invecchiamento fa assumere al vino dei riflessi arancioni. L'odore è etereo, gradevole, mentre il sapore è armonico ed equilibrato, con retrogusto persistente. Il connubio di terra, uva e clima che caratterizza i vigneti posizionati sulle colline irpine è il segreto del suo aroma, che lo hanno reso uno dei vini più rinomati d'Italia.

Tipologia e disciplinari:

Per quanto riguarda le tipologie produttive, il Taurasi è prodotto sia come Taurasi DOCG (dal 2011 denominato Taurasi Rosso DOCG) che come Taurasi Riserva DOCG (dal 2011 denominato Taurasi Rosso Riserva DOCG). La zona di produzione è la medesima e, come già detto, comprende i seguenti 17 comuni della Provincia di Avellino: Taurasi, Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemiletto, Paternopoli, Pietradefusi, Sant'Angelo all'Esca, San Mango sul Calore, Torre Le Nocelle e Venticano.

Il Taurasi Rosso DOCG deve essere prodotto con un 85% minimo di Aglianico. E’ consentito l’impiego di altri vitigni a bacca rossa nella misura massima del 15%, purché idonei alla coltivazione per la Provincia di Avellino. Per la produzione del Taurasi Rosso DOCG non è consentito l’impiego di uve provenienti da impianti di fondovalle, umidi e non soleggiati a sufficienza. È rigorosamente vietata ogni pratica di forzatura. Le operazioni di vinificazione, senza nessuna esclusione, debbono avvenire nella provincia di Avellino. Quanto all’invecchiamento, è richiesto che il vino Taurasi Rosso DOCG riposi minimo per tre anni, con un anno almeno trascorso in botte (non necessariamente di rovere) a partire dal 1 dicembre dell’anno di vendemmia.

Fermi i dettami previsti dal disciplinare per la produzione del Taurasi Rosso DOCG, per il Taurasi Rosso Riserva si richiede un più lungo periodo di invecchiamento, che è fissato in un minimo di quattro anni di cui almeno diciotto mesi in botte, sempre a partire dal 1 dicembre dell’anno in cui è stata effettuata la vendemmia. Diversi sono anche il titolo alcolometrico naturale dell'uva, che passa dagli 11,5% del Taurasi Rosso al 12,0% del Taurasi Rosso Riserva, ed il titolo alcolometrico minimo del vino, che se nel Taurasi Rosso è del 12,0% nel Taurasi Rosso Riserva sale al 12,5%.

Il Taurasi a tavola:

A tavola, il Taurasi si abbina perfettamente a piatti che presentano un buon spessore aromatico come, ad esempio, una pasta al sugo di carne, oppure un secondo a base di selvaggina o di carni rosse. Infine, può essere accostato a formaggi, soprattutto quelli stagionati. Servendolo ad una temperatura di circa 18° sarà in grado di offrire il meglio e di lasciare assolutamente soddisfatto ogni commensale.


    > Taurasi DOCG Villa Raiano

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